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Ora è sede del Museo Civico Federico De Rocco.
Il palazzo è caratterizzato da una lunga facciata che termina ai cuccia per cani di taglia grande lati con tagliare frangetta da soli due torri a pianta circolare.
Le maggiori trasformazioni riguardarono Palazzo Cecchini, rifatto nella facciata in forme di gusto medievaleggiante, mentre le rimanenti parti conservarono il porticato che corre lungo tutta la fronte; gli interni e gli spazi retrostanti subirono modifiche solo parziali.Nel documento del 1203 il vescovo di Concordia ottiene l abitanza" di Montereale e si fa rappresentare da un " miles " che doveva abitare sopra la torre portaia del castello.L'importanza politica ed economica della famiglia cresce sempre più, tanto che nel corso del Quattrocento i Ricchieri decidono di ingrandire e rinnovare la propria dimora, adeguandola al nuovo gusto architettonico, per testimoniare la ricchezza ed il potere del casato, che nel 1468 riceve anche.Ad ogni piano si trova un'ampia sala, con le finestre sulla strada e sul cortile interno, utilizzata come sala d'onore e di rappresentanza in cui ricevere gli ospiti, e le stanze laterali più piccole, usate in modo privato dalla famiglia».Fu acquistato dalla famiglia Ragogna nel 1220 e il ramo dei Pinzano-Ragogna si trasferisce assumendone il nome.
Passato ai Valentinis agli inizi del '400, in seguito ad alleanze e compravendite venne restituito al vescovo di Concordia e, di conseguenza, ai signori di Meduno.




Allinterno si trovano affreschi del Settecento e tutti gli arredi sono stati mantenuti intatti dalla famiglia, insieme a oggetti e carte appartenute ad alcuni antenati.Sappiamo anche che un documento del 1164 cita ".Parte del settore nord della struttura fortificata dei resti del castello di Meduno, è stata oggetto di un approfondito scavo archeologico e di un conveniente intervento di restauro conservativo, realizzati con fondi regionali (L.Nel 1921 il castello di Cosa viene ricostruito, marcando ulteriormente il passaggio dalla forma ingentilita di castello residenziale a vera e propria villa palladiana.Fra questi due palazzi passava la seconda cinta muraria.Sull'altare di sinistra spicca la bella pala del '500 con San Nicolò e i Santi di anonimo pittore veneto, su quello a destra in una nicchia è collocata la statua policroma della Madonna con il bambino.Parte di questi, intere splendide scene e figure di sibille, sono stati salvati e strappati negli anni 50 dallo studioso Federico De Rocco a cui è dedicato lattuale museo Civico Archeologico, dove rimangono in attesa di rientrare nella loro sede di origine».Tali indagini hanno permesso di verificare, dopo una prima frequentazione del sito in epoca protostorica documentata solo da reperti sporadici, una continuità di utilizzo del monte a scopo difensivo a partire dall'epoca tardo antica.Oggi, grazie ai restauri, si possono ritrovare le tracce degli interventi, che hanno modificato nei secoli il palazzo, e che raccontano la sua storia.



Anche la Torre dell'Orologio, nell'Ottocento, rischiò la demolizione in quanto considerata pericolante ma fortunatamente prevalse l'idea di restaurarla e di conservarla come ancor oggi la vediamo».
Il primo piano è invece adibito ad archivio comunale.

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